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Il buffer è ancora lo stesso
Il buffer è ancora lo stesso, non è aumentato.
Sono nuovamente a tappo. il fatto di scrivere questo post alle 19.20 di domenica dopo una giornata di lavoro e sapere che non ho fatto ancora tutto indica che ho riempito anche il secondo buffer, quello di scorta delle ultra-emergenze (che coincide con quello della famiglia).
Ho ancora 2 giorni per evitare di danneggiare qualche progetto. mah. Nel post precedente avevo promesso che ci avrei pensato, evidentemente non ci ho pensato abbastanza.
Stavolta ci vuole una soluzione. Seria.
Add comment 22 Novembre 2009
Risolvere i problemi degli altri
Spesso ci capita di dover risolvere problemi che non condividiamo. E se condividiamo il problema, non è nella nostra responsabilità o possibilità risolverlo.
Da consulente, più di una volta mi è accaduto di essere chiamato da un cliente per trovare una soluzione a un suo problema. Nella maggior parte dei casi, la causa del problema risiede in scelte o situazioni in cui, fosse stato per noi, non ci saremmo messi. Ai nostri occhi la soluzione del problema non deve essere cercata poichè escludiamo a monte l’esistenza del problema.
“Ho bisogno di un server più potente, perchè per fare il lavoro x ci mette troppo tempo”. Arriviamo noi e per prima cosa diciamo “il lavoro x è pensato male. se lo rifacessi in un modo diverso o non lo facessi affatto, non avresti nemmeno il problema del server”. Così non si risolve il problema, lo si esclude.
E’ come quando un ragazzino va dall’adulto a portargli il tipico problema con i coetanei o a scuola, e l’adulta risponde con un “ma va là che non è niente”. Non è niente per chi?
Nel nostro punto di vista, stiamo facendo il servizio migliore in assoluto. Non serve spendere tempo e fatica a trovare una soluzione per un problema che non esiste. Eppure, la prima regola che dovrebbe seguire che risolve i problemi è comprenderli dal punto di vista di chi li vive. Chi è chiamato a risolvere, o a considerare un problema, è in genere qualcuno di completamente esterno al problema (ad esempio un consulente) oppure è qualcuno in una posizione privilegiata (un responsabile all’interno di una società, chiamato a considerare i problemi dei propri sottoposti). In entrambi i casi, la posizione porta ad avere una visione diversa del problema e della soluzione. In un caso per il distacco e l’indipendenza della visione (la terza parte), nell’altro per la maggiore visibilità e comprensione dei fenomeni, oltre che la possibiiltà di influenzarli.
Soprattutto all’interno di una azienda, quando una persona ci porta un problema, in genere lo fa perchè la nostra posizione o esperienza ci dà l’autorità o una minima possibilità di indicare una soluzione. Quando questo accade, difficilmente si tratta di un problema che possiamo condividere, proprio perchè la nostra posizione ci impedisce di viverlo. Minimizzarlo o peggio annullarlo (non comprendendone la natura) è la peggiore mossa che si possa fare.
La posizione privilegiata di chi è chiamato a risolvere i problemi dovrebbe a mio vedere essere sfruttata per due cose:
- poter comprendere quale sia il vero problema. Spesso il problema che viene comunicato è solo in parte legato al problema vero. Questo accade sia perchè chi vive il problema non è completamente in grado di autodiagnosticarsi in modo obiettivo, sia perchè a volte il problema viene segnalato come risposta a una domanda precisa che svia o indirizza la risposta.
- poter vedere soluzione diverse da quelle richieste o attese. Spesso chi segnala un problema lo fa richiedendo esplicitamente una soluzione (se il problema è che il lavoro x ci mette troppo, ti dico che ho bisogno di un server nuovo più potente). Non è detto che la soluzione richiesta sia quella ottimale, così come (legandosi al punto precedente) non è detto che risolva il vero problema.
1 comment 27 Luglio 2009
Ever tried. Ever failed. No matter. Try Again. Fail again. Fail better
Il titolo e’ una citazione di Samuel Beckett (http://en.wikipedia.org/wiki/Samuel_Beckett), l’ho trovata tempo fa e da allora la considero una delle migliori citazioni che conosca. Se devo essere sincero, in genere non mi ricordo le citazioni. Questa sì e quindi la considero di rilievo.
Voglio parlare di esperti e di fallimenti. Sostituite la parola esperti con senior o professore e il discorso non cambia. Ciò che rende un esperto ammirevole ai nostri occhi è che ha la capacità di evitare le insidie che porterebbero a un fallimento, proprio quelle in cui noi caschiamo o cascheremmo. Poichè le capacità innate non hanno nulla a che fare con l’essere esperti, ciò che li contraddistingue da noi è che hanno già fallito laddove noi non siamo ancora arrivati e che sono stati in grado di imparare dal fallimento. Hanno già passato nottate a risolvere un problema in un software o sono già stati cacciati via da un cliente insoddisfatto.
Le cose che secondo me sono importanti da ricordare:
- Si fallisce a qualunque età e grado di esperienza.
- Bisogna cercare di essere sempre in qualche modo in contatto con qualcuno di più “esperto” che possa aiutarci a evitare un fallimento o almeno a interpretarlo per evitare di ricascarci.
- Non bisogna vergognarsi dei propri fallimenti. e’ il modo di diventare esperti.
- Ancora più importante del precedente, non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto. Non è un segno di debolezza bensì una dimostrazione della ammirevole volontà di evitare un fallimento.
- Non ci sono temi più soggetti al fallimento di altri. Si può chiedere aiuto per un pezzo di codice, per un algoritmo, per delle slide o per la gestione di un progetto.
Add comment 1 Aprile 2008