Posts filed under 'osservazioni'
Ammiro chi sa portare la giacca in treno
Ammiro sinceramente le persone che sanno portare la giacca, sempre e in qualunque situazione. Sono ormai per lo più persone anziane (non me ne vogliano gli altri). Li vedi nella calura estiva nella sala d’attesa di una stazione, attendere ore l’arrivo del treno. Li vedi poi salire e prendere posto su un intercity con l’aria condizionata balbuziente e rimanere composti per tutto il viaggio. A volte leggendo, a volte scartando con perizia un panino imbottito (loro li chiamano ancora così) preparato dalla premurosa compagna.
Quando all’arrivo si rialzano, hanno lo stesso contegno di quando sono usciti di casa, la piega del vestito ancora in posizione, la camicia nei pantaloni, la giacca liscia. Tutti gli altri passeggeri si erano vestiti “comodi”, con magliette e pantaloncini, che nel corso del viaggio si sono macchiati di sudore e spiegazzati.
Riconosco in queste persone una capacità per tutti gli altri irraggiungibile. La insegnavano a scuola? O forse a noi non è mai capitato di avere un solo vestito, quello buono, da tenere caro per anni, perchè poi lo si dovrà passare al fratello minore. Se oggi torniamo a casa con il vestito gualcito, la mamma o la moglie ce lo porta in tintoria a farlo rinfrescare.
Forse sono queste esperienze che ti attaccano addosso la capacità di conservare le cose intatte. E forse non vale solo per i vestiti, ma per tutti gli oggetti. Quanto spesso una volta eran da cambiare le cose? Non credo, come dicono in molti, che oggi gli oggetti sono fatti peggio, con materiali più scadenti, per cui durano di meno. Forse siamo noi a essere cambiati e diamo così meno importanza alle cose.
Add comment 26 Luglio 2009
ma dov’è la semplicità?
E’ vero che il movimento della simplicity esiste da poco tempo, ma non ci vuole molto a capire che le istruzioni per accedere a questo servizio sono un po’ troppo complicate.
Add comment 14 Giugno 2009
stare coi piedi all’asciutto
Non ho ancora capito dove mi possa condurre questa osservazione, ma ieri sera ho notato che quando piove e la strada è piena di pozze, il posto migliore per stare coi piedi asciutti è il centro di un tombino.
Add comment 3 Aprile 2009
La consulenza e la tinteggiatura
Nell’ultimo periodo ho imbiancato casa. Non essendo un professionista imbianchino, e soprattutto essendo la prima volta che lo facevo, ho distribuito nel tempo (nei vari ponti primaverili) le varie stanze della casa.
Essendo la prima volta, ho iniziato con una visita al più vicino castorama per capire i prodotti, gli attrezzi, le possibilità. E mi sono trovato spiazzato dalla varietà di prodotti. Tutti sembrano l’ottimo per la mia stanza. Peggio ancora, per quelle stanze in cui la moglie ha chiesto il colore, decine di materiali diversi con promesse di mirabolanti effetti con una passata di rullo/spugna/straccio/spatola.
Come profetizzo con i giovani in cui incappo su lavoro, in questi casi si cerca un esperto. Mi rivolgo a mio padre e a mio suocero, esperti per pratica piuttosto che per professione. La risposta che ottengo è “dipende”. Per prima cosa bisogna capire che tipo di muro è, poi che tipo di pittura è stata data l’ultima volta, poi che tipo di risultato voglio ottenere. Poi bagno e cucina sono diversi dalle altre stanze, ma anche tra le altre stanze ci possono essere differenze. Ho ottenuto un aumento mostruoso della complessità, senza risolvere il mio problema.
Io ho un muro normale (come si capisce che muro è?), non so cosa è stato dato l’ultima volta perchè non l’ho fatto io e non ero ancora entrato in casa, voglio un risultato normale (un muro pitturato, bianco da qualche parte, colorato da altre), mi sembra ragionevole di non volere che crescano muffe o piante nel bagno (c’è qualcuno che invece le cerca, che non sia un botanico malato?). C’è bisogno proprio di chiamare la scientifica per comprare una tolla di vernice?
Ho risolto comprando un libriccino da due soldi, qualcosa tipo “il manuale dell’imbianchino”, in cui in una decina di pagine mi viene data la lista della spesa per gli attrezzi e i passi (pochi e ben definiti) da fare per imbiancare una stanza, dalla preparazione all’asciugatura. Poi nei capitoli successivi, si addentra invece nei casi particolari: hai un muro ammuffito? hai delle crepe? vuoi la cappella sistina?
Ecco, provo a declinarlo nel mondo della consulenza. Troppo spesso da consulenti diamo la risposta “dipende” quando un cliente ci chiede una indicazione su una soluzione, una tecnologia, un prodotto. “dipende” è sicuramente la risposta più corretta, perchè è vero che dipende, ma non serve assolutamente a nulla al cliente. La risposta più utile sarebbe un qualcosa tipo “nel 70% dei casi funziona bene così”. Questo porta ovviamente il rischio che il cliente ci ringrazi e non ci dia altri soldi. In fin dei conti aumentare la complessità di un problema dà lavoro, perchè bisogna fare la valutazione del contesto di partenza, bisogna capire i reali bisogni, bisogna definire un modello obiettivo e poi definire la strada per raggiungerlo. Tanto lavoro. Soldi non spesi male sicuramente, perchè è l’approccio migliore per capire di cosa si ha bisogno. Ma in quel preciso momento in cui il cliente chiede una opinione, il “dipende” lascia tutto in sospeso e non serve a nessuno.
E’ corretto (anche per le tasche del consulente
che si avverta poi il cliente di cosa significherebbe prendere per buona alla cieca la risposta standard. E’ vero che funziona nel 70% dei casi, ma se questo caso non fosse standard, che danni farebbe adottare la soluzione standard? Si potrebbe scoprire che non ci si smena poi tanto, ma si potrebbe anche scoprire che il rischio non vale correrlo e allora procedere con una analisi attenta.
Da qui emerge una indicazione per un approccio che consentirebbe di risparmiare soprattutto tempo. Il primo passo per provare a risolvere un problema è prendere una soluzione standard e capire se funziona e che rischio corro ad adottarla. Se mi va bene, in pochissimo tempo ho dato una soluzione al cliente, altrimenti procedo in modo classico con una valutazione approfondita del contesto e delle alternative tecnologiche.
Un’ultima nota, spesso da consulente ho usato la risposta “dipende” per prendere tempo su temi che non padroneggiavo. Vorrei ripromettermi di evitarla in futuro. Ci provo.
Add comment 25 Giugno 2008
il deploy di un tubo
Dopo aver installato una nuova canna fumaria e cambiato la caldaia (tutto a causa di minacciosi adeguamenti alle norme di sicurezza), mi trovo gentilmente obbligato a dover cambiare il tubo del gas che, essendo “pinzato” anzichè “saldato” mi rende tutto l’impianto incertificabile.
L’idraulico (tecnico) alla prima occhiata aveva detto “è un gran casino, per cambiare il tubo bisogna smontare tutta la cucina”. E già (dopo aver convinto la moglie che la conservazione della cucina in frassino era la mia massima priorità) avevamo preso contatto con i falegnami per capire l’entità dello sforzo. Ecco che a un secondo sopralluogo il capo dell’idraulico (consulente) afferma che “si può tranquillamente far passare il tubo sotto i mobili”, affermazione che sfida anche le conoscenze di geometria di un infante. Ma ci vogliamo credere e diamo il via. Eccoci a ieri, con l’idraulico (il tecnico) che entra in cucina con un bel “qui se non smontiamo tutto non combiniamo niente”.
Io (responsabile dell’infrastruttura) devo difendere lo status quo della qualità della mia cucina, per la quale ho speso i miei bei soldini qualche anno fa. Per contro, l’intervento evolutivo sul tubo non può essere rimandato. Dico “non si possono sfilare solo due armadietti lasciando stare la colonna e il lavello? almeno così non spostiamo nemmeno il piano di lavoro”. Questi tentennano, poi si decidono a cominciare.
Per tutta la mattina non fanno altro che dire “non si riesce mica a lavorare con sti mobili” o “meno male che stiamo riuscendo ugualmente, ma sembrava impossibile”. Durante il lavoro gli fornisco anche un asse di legno e della carta vetrata. Sul primo poggiano i tubi mentre li saldano (e se non l’avessi avuto dove avrebbero saldato? per terra?), con la seconda lisciano i tubi tagliati (ma gli strumenti di lavoro non se li dovrebbero portare loro?).
A un certo punto affermano “abbiamo finito, ora 1o minuti e controlliamo la tenuta così andiamo a mangiare”. Ovviamente la tenuta non tiene, “vediamo se c’è puzza di gas, rimisuriamo, magari è colpa dello strumento difettoso”. ci mettono un’ora per arrivare a chiudere il lavoro.
Conclusione io mi trovo il lavoro fatto ma ho anche
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l’impressione che se non avessi proposto io di togliere due armadietti, loro non avrebbero neanche iniziato portandomi a chiamare il mobiliere con un impatto enorme.
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l’idea che se non avessi fornito il legno, avrebbero saldato a terra o chissà dove.
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meno fiducia nel loro lavoro, dopo l’affermazione “10 min e andiamo” smentita in un minuto.
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meno fiducia nei loro strumenti dopo che hanno indicato una perdita, poi una leggera perdita e poi nessuna perdita.
Perchè scrivere di questo episodio? perchè mi son fermato a pensare a cosa pensano i clienti quando andiamo a installargli un prodotto (deploy in gergo):
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per i tecnici è sempre un lavoraccio, per i consulenti una passeggiata
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spesso è il cliente a suggerire una soluzione per togliere d’impiccio. A lui resta l’impressione di saperne di più, o comunque di avere le idee giuste.
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i tecnici si lamentano di qualunque vincolo e lo rendono insormontabile. per il cliente i vincoli hanno un significato (la cucina sana, i firewall attivi) a cui difficilmente sono disposti a rinunciare o su cui rischiare.
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i tecnici a volte improvvisano gli strumenti di lavoro (“aspetta che mi scarico l’ultima versione di sqlDeveloper”) e così perdono credibilità
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immancabilmente a 5 minuti dalla fine qualcosa smette di funzionare e ci si perde la credibilità rimasta.
Ora, io ho vissuto più volte il ruolo del tecnico e so cosa significa. Questa volta ho vissuto la parte del cliente. Mi sono fermato a pensare e ho dato in un attimo tutta la mia solidarietà ai clienti che han subito negli anni i miei interventi. Un po’ più di sensibilità a piccoli particolari fa sì che, indipendentemente dal successo del risultato, la nostra credibilità agli occhi dei clienti sia sempre elevata.
Ah, del nuovo tubo sono soddisfatto comunque, son convinto che abbiano fatto un ottimo lavoro.
Add comment 24 Marzo 2008