Posts filed under 'lavoro'

Finito il buffer?

E’ un periodo che sono in affanno. Ho il buffer pieno.

Immaginiamo un meccanico. Normalmente prende in carico da un cliente una vettura e fissa una data di riconsegna. tra questi due momenti, sa che dovrà dedicare alcune ore al lavoro sulla vettura, in modo che, per tutte le vetture che ha da sistemare, siano rispettati i tempi di consegna. Non è complicato. tutti i meccanici convivono con questo sistema. Il meccanico in genere tiene anche un po’ di margine negli impegni della giornata, per gestire le emergenze, le richieste improvvise di clienti storici, una riparazione più complicata del previsto. E’ quello che chiamo il buffer personale. Tenere questo buffer in modo equilibrato consente di svolgere tutto il proprio lavoro e anche le emergenze. e a volte di respirare.

Cosa succede se a un certo punto il meccanico riempie il buffer? succede che alla prima emergenza si trova obbligato a far slittare il piano dei lavori. E così comincia a lavorare alle vetture un quarto d’ora prima che arrivi il cliente, giusto giusto in tempo per consegnargliela, oppure per consegnargliela quei 5 minuti di ritardo che il cliente sopporta.

Il problema è che i clienti non sempre sopportano i 5 minuti di ritardo, le emergenze continuano a esserci e, soprattutto, il meccanico è costantemente in affanno.

Mi sono accorto che è un bel periodo che lavoro come questo meccanico. Tempi al limite, qualità e concentrazione sparpagliate su troppe cose e quindi al minimo. Sto cercando un modo per cambiare passo. Vorrei riuscire a dedicare il giusto tempo e la giusta lucidità alle cose. O meglio, di affrontare le cose con il giusto anticipo, in modo tale da lavorarci con la mente libera e quindi con la giusta qualità.

Sono convinto che si possa lavorare con meno affanno, ma mantenendo i ritmi elevati, solamente cambiando il modo in cui si affrontano i lavori, le urgenze, e anche i ritardi.

Qualcuno mi ha detto che è sufficiente non pensare a ciò che si sta facendo. Semplicemente non pensare a nulla. L’idea è che per concentrarsi in modo efficace su una cosa, senza crollare sotto le altre 10 cose in ballo, è non concentrarsi su nulla in particolare.

ci devo ragionare. con calma.

1 comment 2 Aprile 2009

La mia visione romantica della consulenza

Come probabilmente è già emerso in qualcuno dei miei altri post, ho una visione direi cavalleresca della consulenza. Almeno per quanto riguarda la consulenza che vivo ogni giorno, quella nel settore dell’Information Technology.

Un po’ come un cavaliere dei tempi andati, sento che esiste un insieme di principi forti a cui è importante attenersi per essere degnamente nel campo dei professionisti. Chiamiamola etica professionale, o deontologia, io mi tengo la mia coscienza e cerco di coltivarla ogni giorno.

In questo mio mondo di draghi e fate, la consulenza è un servizio offerto da un professionista, e il suo costo è la remunerazione per il suo lavoro.

Il valore percepito e la soddisfazione del cliente sono cio’ che guida il consulente, che fa sempre del suo meglio per dare al cliente cio’ che si aspetta.

Entrambi sanno sempre che c’è del denaro in ballo. Il consulente con questo si ricorda sempre che ciò che fa è un lavoro, non volontariato, e per questo ha dei doveri e non sempre gli capita la fortuna di far cose che gli piacciono. Allo stesso tempo, il cliente si ricorda sempre che ha davanti a sè un professionista, non un volontario o peggio un servo.

Fortissimo valore ha il rispetto. Il cliente rispetta il consulente e le sue competenze. Il consulente non è visto come un capro su cui riversare eventuali colpe, non viene usato per difendere o supportare posizioni, non viene preso come l’esecutore dei lavori sporchi.

Ma soprattutto il consulente rispetta il cliente. Il cliente non è mai una vacca da mungere, nè l’ignorante da gabbare con superiorità.

Il consulente non finge mai di avere una soluzione a tutto, nè di avere competenze su tutto. Analogamente, il cliente non si aspetta la soluzione a tutto, nè di avere a che fare con un onnisciente. Entrambi sanno sempre però che il consulente fa ogni giorno del suo meglio per risolvere il problema del cliente, qualunque esso sia, anche quando in partenza non ha la minima idea di come farlo. Così il consulente non ha problemi a dichiarare che per risolvere il suo problema, il cliente dovrebbe rivolgersi a un altro, e il cliente apprezza questo gesto come un prezioso suggerimento da parte di un collaboratore che non lo sta fregando.

Il cliente non ha problemi nemmeno a dire che si sta rivolgendo a un altro, instaurando un meccanismo sano di concorrenza leale, in cui il cliente segue il suo giusto interesse assegnando il lavoro al collaboratore più adatto.

Il sunto della visione può essere che cliente e consulente sono dei collaboratori paritari e il loro rapporto è fondato sul reciproco rispetto dei ruoli, delle competenze e delle esigenze.

3 comments 15 Luglio 2008


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